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| .: Terme di San Gaetano |

Nell'area archeologica in località San Gaetano di Vada, sono stati
messi in luce, nel corso di sistematiche campagne di scavo, due
edifici termali e grandi horrea (magazzini) pertinenti all'abitato
romano di Vada Volaterrana, ubicati in prossimità della linea
della riva di quel tempo e non lontano dal porto antico, che si
ritiene fosse nell'area dell'attuale pontile della Società Solvay.
Gli horrea, costruiti come le terme sulla sabbia delle dune costiere,
consistono in grandi vani rettangolari, con pavimenti in argilla,
disposti attorno ad un cortile porticato centrale (seconda metà
circa del I sec. d.C. - VI sec. d.C.); furono utilizzati per attività
artigianali, oltre che commerciali. Gli edifici termali, rispettivamente
ubicati ad ovest e ad est degli horrea e costruiti nella seconda
metà del I sec. d.C. e agli inizi del II sec. d.C., si articolano
in vani destinati ad attività igieniche e ricreative. A livelli
inferiori sono state individuate tracce di capanne etrusche databili
nell'VIII-VII sec. a.C., forse usate stagionalmente per la caccia
e la pesca. Altre ricerche, compiute nei fondali marini antistanti
Vada fin dal 1976 per iniziativa di un gruppo archeologico subacqueo,
hanno consentito di accertare la presenza di una rilevante quantità
di marmo lavorato, proveniente dalle numerose navi che vi si sono
inabissate fin dall'epoca romana.
Le piccole terme: si affacciavano ad Ovest sulla spiaggia
e si appoggiavano, ad Est, agli horrea. Si articolavano in ambienti
di servizio (fra cui i praefurnia, forni con accessi esterni indipendenti)
e in vani a disposizione dei frequentatori. Quelli riscaldati
erano caratterizzati da spessi pavimenti in cocciopesto sostenuti
da colonnine di mattoni quadrati (cm. 22x22), alte cm. 60 (2 piedi
romani), che permettevano la circolazione dell'aria calda proveniente
dai forni; questa saliva ai comignoli attraverso intercapedini
realizzate con tegole (mammatae) e/o attraverso tabuli in terracotta
a sezione quadrangolare, che foderavano le pareti. Il pubblico
accedeva alle piccole terme da Est; tramite il vano degli horrea
entrava in portico curvilineo, affrescato, leggermente sopraelevato
rispetto all'area scoperta, grosso modo semicircolare, della palestra
pavimentata in opus signinum e bordata ad Ovest da blocchi di
panchina nei quali e' incavato un canaletto per convogliare l'acqua
piovana in direzione del fognolo. Dalla palestra si accedeva al
vestibolo; qui o nell'attiguo vano i clienti lasciavano gli effetti
personali prima di iniziare il percorso termale entrando nel vano.
(laconicum/sudatio) che, riscaldato dal forno funzionava come
una sauna.
Da qui si passava nelle stanze per le abluzioni con l'acqua tiepida
(tepidarium) o calda, dove erano due vasche, murate lungo i lati
Ovest e Nord, servite dal serbatoio metallico per acqua (testudo)
poggiato sul basamento al centro dell'ambiente. Dopo il bagno
caldo si tornava nel vestibolo, per immergersi nella vasca di
acqua fredda il cui canaletto di deflusso, aperto verso Ovest,
era regolato da un chiusini (cataracta). Ad uso dei bagnanti era
un altro vano, le cui successive, radicali ristrutturazioni hanno
obliterato le tracce alla destinazione originaria. Si tratta di
un vasto ambiente, cui si accedeva tramite il probabile apodyterium;
qui i clienti potevano forse detergersi, ungersi sottoporsi a
massaggi e poi, eventualmente raggiungere il mare tramite l'apertura
ubicata sul lato Nord-Ovest. Nell'attigua abside forse non afferente
alla fase edilizia originaria delle terme, doveva esser ubicata
una vasca. Nell'edificio sono evidenti ristrutturazioni e restauri
di cui possiamo individuare soltanto la cronologia relativa.
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| .: Torre di Vada |
La Torre di Vada risale nel suo impianto
originale al 1279; venne edificata dal Comune di Pisa, nel cui
sistema portuale Vada era saldamente inserita, con la duplice
funzione di vigilanza e di faro di supporto ai naviganti in
un tratto di mare particolarmente insidioso. Nell'avanzato XV
secolo, in una situazione politica e militare assai mutata,
al centro di un territorio ormai spopolato e paludoso, l'antico
fortilizio venne ristrutturato dal governo Fiorentino ed entrò
a far parte dell'ampio ed efficiente sistema di difesa costiero
del nuovo stato regionale. Le torri, restaurate o di nuova costruzione,
dovevano proteggere la desolata costa toscana dalle rapide e
frequenti incursioni Saracene. A questo compito si aggiunse
poi, dopo la costruzione del porto di Livorno, la protezione
contro lo sbarco di contrabbandieri che volevano sottrarsi al
controllo doganale e quella di presidio sanitario, contro il
dilagare delle nuove malattie che aveva fatto seguito alla scoperta
e ai commerci con il nuovo mondo.
Controllando l'intera costa toscana consentivano infine un controllo
sui convogli in arrivo ed in partenza, evitando al governo mediceo
le spese di allestimento di una flotta. Il vecchio edificio
medievale venne così inglobato in una nuova costruzione, concepita
come un enorme contrafforte avvolgente: dalla piccola e semplice
torre quadrangolare a pareti verticali si pervenne alla complessa
struttura a base troncopiramidale che si può ammirare ancora
oggi. Il nuovo edificio rispondeva alle moderne esigenze militari:
i forti spessori in basso potevano meglio resistere al fuoco
dell'artiglieria, mentre il corpo in alto fortemente aggettante
sul cornicione aumentava la superficie destinata alla Batteria
posta sulla sommità della Torre.
La Torre di Vada ebbe il compito di vigilare un tratto di mare
assai esteso. Le due torri limitrofe erano a nord quella di
Castiglioncello e a sud quella di Bocca di Cecina. Con entrambe,
così come con il Castello di Rosignano Marittimo, la cui rifortificazione
risale agli stessi anni, era assicurato il contatto visivo in
modo tale da permettere le necessarie segnalazioni in caso di
pericolo. La notevole distanza tra le tre torri assicurava tuttavia
solo un controllo generale, ma non la vigilanza particolare
delle varie anse del litorale o di punti di particolare importanza
come la foce del Fine. A questo compito erano destinati i Cavalleggeri
che percorrevano la costa tra torre e torre, lungo un percorso
costiero che in alcuni tratti ancora ne porta il nome. La descrizione
che della Torre di Vada dà l'ingegnere Odoardo Warren, incaricato
nel decennio 1739-49 dai Lorena di una supervisione dei forti
costieri, mostra che la Torre era circondata da un fossato probabilmente
comunicante con il mare, superato da un ponte levatoio (ricalcato
oggi da una passerella in muratura). Warren racconta come la
torre fosse al centro di vaste e malsane paludi e che 'le truppe
che vi vengono mantenute hanno l'aria di essere sempre malate'.
Annessa alla torre vi era la dipendenza assai ampia, costituita
da una serie di locali che giravano intorno ad un cortile. Vi
erano stanze destinate al castellano, gli alloggi della guarnigione,
il forno, la stalla ed una cappella. Al contrario la torre era
assai angusta, nonostante la sua mole, ed aveva spazi appena
sufficienti al presidio militare, al guardiano del faro e a
tenervi qualche pezzo di artiglieria.
Perduta nel corso dell'800 ogni importanza strategica,
la Torre ha però continuato a funzionare come faro fino ad epoca
molto recente. Fu proprio per installare un faro di maggiore
portata che nel 1948-49 venne demolito l'originale tetto a padiglione,
oggi ricostruito dopo un'accurata opera di restauro. Oggi la
Torre del Faro è adibita a laboratorio di educazione ambientale.
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